Stanotte ho passeggiato per Caselle

Mi avvio verso casa del cumpare Quaglialatte dopo una bella serata in giro tra i valori di Caselle.

Cambio strada e zaino in spalla di regalo una passeggiata avvolto nel silenzio surreale, nelle nubi basse e le vie illuminate della vecchia Caselle in Pittari. Salgo. Ovviamente! Ripercorrendo un po’ i primi passi mossi sulle pietre del antico paese. Punto alla torre, come il primo giorno, i polpacci bramosi ma pesanti riconoscono subito la fatica inusuale. Ovviamente proseguo.

Presa la vetta decido di perdermi – tutt’ora è da capire se di proposito o meno – tra le strette stradine e viuzze. Pietre, piante, davanzali, un gatto, fontane e rintocchi di campane. Le due di notte e le due e un quarto. Don Don. Don Don – Din.

Cammino inseguendo odori e ricordi guidato dal rumore dei miei pensieri. Confusi ovviamente. Qui, lì, là, giù, sù, questo e quest altro. Passo dopo passo sperimento un’ altra dimensione, un’altra Caselle. Diversa ed incomparabile, non perchè i paragoni detterebbero un cambiamento negativo/positivo, ma piuttosto perchè termini di paragone non ce ne sono! Il Camp è finito, anzi rimandato. Poche, pochissime – solo il Cumpare Quaglialatte e Dario – persone presenziano e fanno guardia e riamando a quei ricordi.

Attraverso le piazze dei pranzi e le stradelle che portano al campo – non fino in fondo per una, seppur piccola, paura del buio – rivedo le fontane dalle quali sgorgano le immagini e gli spruzzi di quella settimana. L’albero che faceva ombra, le scalinate inebriate da vino e organetto. Le panchine ed i pavimenti dove mi sono steso.

Intanto penso e cammino, cammino e penso e continuerò a pensarci.

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