#campdigrano ABC della vita rurale

Vi ho lasciato alla mia candidatura per il #campdigrano, volge ora al termine la prima mattinata di lavori agricoli e trovo tempo per il comodo materasso e per il blog.

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l’arrivo risale a ieri pomeriggio, l’impatto e’ stato subito con fieno e spighe. Non mi dilungo sulla bellezza delle terre attraversate da Bari a Caselle in Pittari, poiche’ i tasti del tablet non bastano per esprimere la mia meraviglia.

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Presentazioni varie ed eventuali, sistemazione e posto letto, rapida passeggiata nel bellissimo centro storico circondato da maestose montagne rigogliose e si scappa a cena, causa fame famelica. Uno spaghetto anduja e cipolle rosse di tropea e ci ritroviamo ai giardinetti per la presentazione del #pailiodelgrano e del camp. Si alternano le voci degli organizzatori, dei capo squadra degli 8 rioni – un vero e proprio palio fatto di squadre delle contrade che si sfideranno nei campi di grano – con relativi cumpari e dei maestri della terra. Ci viene fatta chiarezza su cio’ che affronteremo e veniamo presentati come forestieri agli autoctoni.

Ci concediamo qualche ora di sonno. Piu’ di tre, ma meno di cinque. Suona la sveglia, sono le 5 e mezza.

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Il paese ci accoglie in una cortina di foschia e aria fresca, visi stanchi e gente penzolante si incamminano verso il campo di grano dove inizieremo le nostre attivita’ campestri. Prima di tutto pero’ la colazione, abbondante come tutto qua a Caselle in Pittari.
Lo step successivo e’ la mietitura del grano, che assicuro non e’ come scrivere per il blog o twittare a raffica. Ci insegna come fare il maestro della terra Gualan e poi ci cimentiamo anche noi per due buone orette. I miei pantaloni cedono al secondo fendente di falce e mi ritrovo chiappe al vento, tanto per fomentare le mie figuracce qua al #campdigrano.

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E’ poi il momento di issare un muro di fieno che non consiste solo nell’ impilarne le balle, ma anche nel fabbricare i paletti che serviranno a tenere stabili i due metri di fieno che verranno utilizzati per un’ installazione. Dunque si scava, si intaglia, si inpila e si martella e alla fine il muro e fatto e noi sfatti.

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Arriva dunque la parte divertente della mattinata: facciamol’aria. Spianiamo e puliamo uno spazzio di terra che verra’ utilizzato per permettere ai buoi durante il palio di seminare i semi dalla spiga. Unico problema e’ che bisogna rendere il terreno piu’ duro. E come se non meglio di un pastone di acqua e sterco di vacca da schizzare a mano sul terreno?! Faccio anche quello e risulta difficile liberarsi di quell’aroma dalle mani, ma fa niente perche’ anche questo odore e’ parte di questo eccezionale evento messo in piedi da ragazzi come me con la voglia di far rigermogliare il loro paesino e le loro tradizioni. Un plauso e’ d’obbligo.

Giunge in fine il momento ristoro. Risaliamo nel paesino, ci accomodiamo alla bene e meglio in una piazzetta ed iniziano canti e balli cilentani, un movimento di pentole, piatti, bicchieri e persone infinito. Gradisco, gradiamo tutto dalla pasta, al melone fino al vino. Caffe e gavettoni per concludere.

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Questo un fugace sunto delle ore appena trascorse. Ma se questo non vi basta – e non fatevelo bastare – seguite il livetwitting degli hashtag #campdigrano e #paliodelgrano oppure su Istagram dove @guedado sta riportando tutto, ma proprio tutto.

Alla prossima pausa dai campi.

CampestraMente e sinceramente stanco

pignasmile

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