Alessandro Mengozzi – I am

Ma come, pignasmile che scrive un articolo di moda? Ma lui che ne capisce?

Eppure in 24 anni di vita, i due occhi, con dieci decimi ciascuno, ne hanno viste di bestialità e delizie. Dal fast feshion in stile H&M, allo slow fashion Hermesiano, al leopardato di Cavalli, all’Infinito di Leopardi.

La pretesa non è quella di capirci qualcosa, e tanto meno di potermi appropriare del diritto di giudicare con l’efficacia di artigli di una tigre sulla pelle di un bebè. L’intento è di parlare – scrivere – ciò che vedo, o meglio ciò che di recente ho visto. E mi è piaciuto.

Parlo – scrivo – di quel “fuori di capa” di Alessandro Mengozzi designer della ridente Forlì – comparso su Guest List London per i suoi stravaganti copricapo – e la nuova linea I am.

I am Alessandro Mengozzi? No!

Io sono ciò che sono – per dirlo come farebbero i Bluvertigo.

Io sono ciò che tu credi che io sia,

ma io sono pur sempre me stesso,

unico ed irripetibile.

 

Io sono il ragazzo col crocifisso 21 x 29 sul petto che frequentava la scuola delle suore ed ora stacca teste di pipistrelli a morsi tipo Oozie Osborn. Io sono colui che si mimetizza nella giungla urbana con la maglia leopardata e tra un gruppo di pellegrini con la mia maglietta con le frange e collana di crocifissi. Un po’ santo, ma altrettanto combattente.

 

Questa nuova linea è animalesca, bestiale e in odor di canonizzazione al tempo stesso. Come Jaques La Fos e la linea del 78 “Savage”, come Brian e Margaret Bakegif ed i loro santi ricoperti da pelli animali o Ernest Loparuca quando dipingeva crocifissi sulle vetrine delle atelier di Milano.

Ma come, pignasmile che scrive un articolo di moda? Ma lui che ne capisce?

Niente!

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