Auguri Papà

Non hai mai giocato a calcio con me, come invece fanno gli altri. Non mi hai mai portato allo stadio, anzi mi hai sempre detto che è una perdita di tempo sgolarsi per “ventidue imbecilli che corrono dietro una palla in mutande”. Per quello che ricordo non mi hai mai spiegato come fare frichi frichi la prima volta e la povera sfortunata di turno credo che se lo ricordi. Non mi hai mai insegnato a giocare a poker o a briscola. Ti ho dovuto insegnare io a rullare le sigarette come Cristo comanda. E quando hai conosciuto la mia Lei, l’hai chiamata Katia azichè Tanya.

D’altro canto mi hai accompagnato ogni mattina a scuola, facendomi credere che la macchina fosse un’astronave di cui io ero il pilota e tu il copilota. Mi hai insegnato ad utilizzare un microscopio e DOS. Mi hai sempre messo in guardia dicendomi che nella vita esistono i momenti dolorosi e che di teste di cazzo ne incontrerò tante. Mi hai spiegato come crescono le piante e come l’impulso nervoso si dirama nel nostro corpo. Hai visto tutte le mie partite di basket, in casa ed in trasferta, anche quando – quasi sempre – ero in panca. Mi hai fatto girare il mondo con mamma nel camper. Ho capito grazie a te che la pancia è un orgoglio e non una vergogna per un uomo. Mi hai aiutato a costruire il mio primo sito internet quando avevo dieci anni. E’ tuo il primo libro che mi ha fatto apprezzare questo mondo fatto di parole e fantasia. Mi sei venuto a prendere dallo stadio quel famoso Bari – Napoli quando eravamo inseguiti dai tifosi avversari. Mi hai insegnato a suonare la chitarra e ad apprezzare De Andrè, la PFM, i King Crimson e la musica classica. Le tue barzellette, battute e parodie mi hanno insegnato a ridere e a far ridere le gente. Mi hai insegnato a leggere una cartina e la bussola quando viaggiavamo. Mi hai portato in spalla quando ero stanco, in bici quando ero piccolo a Pesaro quando mi ci sono trasferito. Mi hai mostrato come tirarti il dito mignolo possa essere pericoloso. Ho un po’ l’accento romana grazie a te. La sera quando guardavamo la tv, io e mamma sul divano e tu steso a terra. Mi hai fatto compagnia la notte prima di addormentarmi anche quando piccolo non ero. Mi hai insegnato ad essere una persona corretta e di non prendere mai le scorciatoie. Ho imparato ad andare in bici con te. Mi hai portato a pescare centinaia di volte, continuiamo a  farlo e mi fai ancora le lenze. Quando provavo a fare le mie prime trasmissioni con il CB e nessuno rispondeva, rispondesti tu e mi intrattenesti fintanto che non me ne accorsi. Mi hai detto che la cultura è l’unica cosa che non potranno mai rubarmi. Mi hai spiegato un po’ come funziona la vita e che bisogna affrontarla con caparbietà.

Sei il mio idolo, il mio super eroe, il mio punto di riferimento, colui a cui mi ispiro, il mio modello e sono contento quando mi dicono “hai preso da tuo padre”. Sono persino contento di aver preso qualche tuo difetto perchè anche SuperMan ha la sua criptonite, Achille il suo tallone e Cassano la sua testa bacata.

Auguri Papà.

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