Il bartender scrive in notturna

Orami scrivo in notturna. Beh, si. Il tempo libero, o leisure come insegnavano i manuali di sociologia e marketing all’università – che sembra ormai tanto lontana – è, purtroppo, quello che è. Ossia poco.

Inizio scrivendo che sono ufficialmente un bartender per il ristorante Galvin Cafe a Vain di cui scrivevo in un post precedente, almeno così dice il mio payslip – bustapaga. Difatto, invece, spesso e non volentieri mi ritrovo a fare il barback, ossia l’aiutante, quello che fa il lavoro sporco, in tutti i sensi. Le mie mansioni sono infatti: pulire ed asciugare i bicchieri – e non avete idea di quanto tempo passi davanti alla lavastoviglie – pulire e riempire le bottiglie di acqua Vivreau e quei suoi maledetti rubinetti – un’acqua filtrata millemila volte, a quanto pare, di qualità – e di tanto in tanto fare qualche drink.

La premessa fattami quando ho iniziato a lavorare fu ” ti insegneremo di tutto” e per certi versi così è. Ho migliorato quei pochi cocktails che conoscevo ed imparato altri tipo il Lemon Rossini – che per chi mi ha sopportato negli anni pesaresi, no, e ribadisco no, non contiene maionese e non ha nulla a che vedere con LA ROSSINI. Ho persino scoperto cos’è uno scotch, che differenze ci sono tra un semplice single malt, cos’è un blend whiskey, e che il numerino sulla bottiglia indica l’età del più giovane whiskey presente nella bottiglia, perchè appunto sono dei miscelati. Questo grazie ai treaning che ci fanno ogni settimana.

Oggi ad esempio abbiamo avuto un oyster training, ossia una gentile e simpatica signora ci ha parlato di ostriche. Da quanto esistono, da quanto si suppone che l’uomo le mangi, i diversi tipi, come riconoscere quelle buone da quelle avriate, come aprirle e come servirle. Con tanto di degustazione a scrocco (così fu anche per il whiskye training).

In sostanza, mi sbatto una cinquantina di ore settimanali, e vengo pagato poco più del minimo. Mi faccio nel culo!

Però è, per certi versi, il lavoro che cercavo. Da tempo l’arte della cocktelleria mi attirava, così come fu quella della cucina – che continua imperterrita ad essere. Si tratta pursempre di un viaggio, seppur faticoso, attraverso i sapori ed il gusto, che, per chi come me, ha le papille gustative in continuo fermento e l’insazziabile voglia di cibo e alcool, bhe, è il massimo.

Così è, se vi pare!

Ora finisco la birra e vado a letto, domani si lavora!

Annunci