London – Brighton cycling. Parte terza

Avevate lasciato i quattro eroi, esausti, ma non esanime, stanchi, ma non perduti al cambio di rotta.

Inizia qua la terza ed ultima parte del viaggio di Angelo, Conrard, Matteo, Paolo e Daniele – quello de La mente – direzione Brighton.

Lasciata la strada panoramica, London Road, fatta di salite e discese, campi, foreste e paesini, ci dirigiamo verso la A23 – una sorta di superstrada che percorreremo per le ultime 13 miglia. Delle quali ne ricordo ogni singolo metro.

Primo, secondo e terzo svicolo e ci immettiamo in questo stradone con macchine che ci sfrecciano alla nostra destra ad alta velocità. Ci si riporta alla massima attenzione, manteniamo la sinistra il più possibile ed anche le distanze tra noi. Ninete più alberi, ma cemento, cemento e copertoni di automobili sul ciglio a farci compagnia. A me non piace proprio, ma sono solo 13 miglia.

Sosta. Incidente. Investo Conrard. Non si tratta proprio di “averlo investito”, ma più di avergli parcheggiato la bici tra le chiappe. Ricordate quando scrivevo di non avere più dei freni funzionanti?!

Ripartiamo.

Per nostra fortuna, troviamo un percorso apposito per le biciclette che costeggia la A23. DI tanto in tanto si distacca dalla strada al alto scorrimento, per re-immerersi nel verde. Finalmente.

Così attraversiamo un altro paesino e ci ritroviamo ad affrontare l’ennesima salita, mentre dall’altra parte incrociamo trattori e mucche.

16.14 sosta a 9 miglia nel nulla. Accodono cose strane (bambolotto)

Ancora una volta esausti ci fermiamo per riposare qualche minuto. Manca pochissimo, ma le gambe non procedono più. Il primo ad accasciarsi è Conrard. Apre, tipo, la decima birra e si accende la ventesima sigaretta.

Troviamo riparo all’ingresso di un’abitazione disabitata, dove qualcosa di strano accade. Angelo scova un bambolotto puttato per terra, con ghigno e cuore strappato via. Lì, dove viene ritrovato non è bagnato, nonostante piova da ore, c’è una macchia asciutta di circa un paio di metri. Non ci spieghiamo il perchè e non abbiamo neanche la forza di spaventarci, bisogna convogliare tutte le ultime forze.

Dopo una ventina di minuti ripartiamo, ma ci rifermiamo subito dopo, cinque minuti circa.

Io ho finito il carburante, Paolo ed Angelo avvertono dolori alle ginocchia, Conrard apre l’undicesima birra. Sbarachiamo in una stazione di servizio e mentre c’è chi comincia a cercare un modo per arrivare a Brighton senza pedalare, io entro nel mini market alla ricerca di energia. La mia spesa è composta da due Red Bull ed un sacchetto di gommose, quelle ricoperte di zucchero. Ritornato dal gruppo non vedo Paolo, che prontamente ricompare con, anch’egli, Red Bull in una mano e bottiglia di Vodka nell’altra. Rispettivamente, una per ricaricare e l’altra per anestetizzare il dolore. E meno male che doveva essere un attività salutare!

Svogliatamente ripartiamo, pronti per lo sprint finale. Ma è subito duro, l’ennesima salita ci costrige a procedere a piedi. Non c’è nè più, per nessuno.

Tutto ad un tratto, un urlo erutta dalla mia bocca e comincio a spingere sui pedali sempre di più.  Deve essere entrata la Red Bull evidentemente, e chissà che non faccia qualche strano effetto con le gommose, tipo CocaCola e Mentos?!

Lascio il gruppo e mi do alla fuga, sfrenatamente, eccitato e sprizzante spingo ogni pedalata sempre più forte.

Rinvengo da questo stato di eccitazione e dall’effetto doping solo Preston, quartiere che introduce al centro di Brighton. Realizzo di essere arrivato solo quando chiedendo ad un paio di ragazzi ho la conferma di essere vicino.

Squilla il cellulare. Il gruppo sembra aver preso un’altra strada e sono già in stazione – beati loro – ci diamo appuntamento in circa cinque minuti. Intanto ripasso da strade che ad Ottobre e Novembre avevo spesso attraversato, visitato, vissuto alla ricerca di una casa. Pochi metri e sono in stazione, ricordo la casa del pazzo e quella tanto pulita da intimorirci, i murales e finalmente di nuovo il gruppo, compreso di Matteo che avevavo lasciato a metà strada.

17.44 ARRIVO!

Alla modica cifra di 20 cent. entriamo nel bagno della stazione dove tra una pipì, un cambio di maglia, o come nel mio caso, un completo cambuo di abiti, intimo compreso, ci riappropiamo dello stato di decenza che avevamo lasciato a Londra otto ore e trentatrè minuti prima. Io spendo una buona mezz’ora per asciugare un po’ di indumenti, ma la fame è troppo forte e mi richiama all’attenzione. Convinco Angelo: andiamo alla ricerca di una bistecca da almeno mezzo chilo e di tanta, tanta birra fresca.

Ci incamminiamo verso il primo pub.

Ce l’abbiamo fatta!

Il tutto si conclude come è iniziato, con una frase di Angelo estrapolata da Facebook.

 

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