Alla faccia della crisi!

Qui Londra. Siamo al terzo post circa questa nuova avventura del vostro Pignasmile.

L’ultimo aggiornamento, quello della casa, vi avrà fatto capire che trovare un tetto, qui, non è certo difficile. Bisogna non fermarsi alla prima casa, ma vagliarne numerose per trovare un buon rapporto qualità\pulizia\prezzo, ma alla fine un buco si trova sempre.

Lo step successivo è ovviamente quello del lavoro, come già detto.

Chiaramente, in quanto italiano, il solo pensiero di dovermi correlarmi con una lingua quale l’inglese lavorativamente, fa un po’ paura. E’ noto che noi altri con l’inglese poco ci accocchiamo, siamo quelli del “sorry” inconfondibile – è possibile capire se una persona è italiana solo da come pronuncia “sorry”. E chiaramente si è intimoriti dal fatto che questo gap possa influire pesantemente sulla ricerca di un lavoro.

A quanto pare no!

Per chiunque abbia intenzione di trasferirsi a Londra, per chiunque ci habbia solo pensato una volta, per coloro che tentennano, per chi vuole rivoluzionare la sua vita, questo è il momento giusto. Il momento giusto per trovare lavoro. La stragrande maggioranza dei posti è alla ricerca di personale – parlo della ristorazione. Una ricerca quasi cannibalesca di carne nuova da far lavorare. Tutti cercano qualcuno, non importa chi tu sia, non importa che il tuo inglese sia fluente, non importa che tu abbia molta esperienza, sei arruolabile.

Ad esempio, in un giorno e mezzo, io sono riuscito a lasciare una ventina di curricula nella zona di Leverpool Street – ossia una parte della City – piena zeppa di uffici e di conseguenza ristoranti e pub per gli uomini dalla cravatta tatuata sul petto. Il risultato?

Un intervista con annesso giorno di prova – da fare ancora – un “lunedì appena torna il manager ti chiamiamo”, un “ci risentiamo tra una settimana”, “cercavo uno come te, fammi avere una lettera di raccomandazione”ed un giorno di prova trasformatosi in assunzione.

Ebbene si, in tempo record, appena un giorno e mezzo ho raccimolato un lavoro, con un inglese non certo buono, un curriculum un po’ fake e due piedi gonfi a pagnotta. Sono il nuovo cameriere del White Horse in Exchange Square.

Alla faccia della crisi.

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