Finalmente torno a scrivere, scusate ma…

uhm uhm, schiarisco la voce. D’altronde è tanto che non scrivo.

Molti di voi sanno il perchè, altri no. Allora sarò breve e conciso come sempre, si sà, la pragmaticità – o pragmatismo? – sono mie indiscutibili qualità!

Arriviamo a pesaro, in notturna, macchina bagagliata, vestiti, materasso confiabile, coperte, oggetti e oggettini vari. Sistemazione in Monfalcone street, come vuole la tradizione, e via, sin da subito si ri-respira aria di casa, aria di amici, aria di famiglia, aria di spensieratezza. Che poi la spensieratezza la respiravano gli altri. Io e qualcun’altro avevamo qualche pensiero per la testa a dire il vero, ma nenache tanti. Lì, ad attendermi c’era la juve nel maxischermo di Spillo, impegnata contro l’Inter, una bottiglia di vino fatt’in casa e tutti loro. Gli amici. Passa così la prima serata tra un riso ed una lunga – giusta – dormita risanatrice.

Al risveglio inizia quel tour de force che ha distinto la mia settimanella pesarese: la settimana delle lauree. E così lunedì si inizia con Luisa. Discussione, proclamazione e vai col primo aperitivo, anzi pranzo, vai con il vino, con il prosecco, con lo spumante e con l’ebrezza, non ancora molesta. Quella me la sono riservata al secondo giorno.

Il secondo giorno appunto. Pu-ti-fe-ri-o! SPillo, Vanessa, Valeria, Raffio, Marco, Sofia. Aperitiva lì, mangia qui, bevi là, cena laggiù, ubriacati lassù e così via. Anzi. Stop, soffermiamoci un secondo.

Dopo le proclamazioni con getti si spumante volanti tesi a bagnare chi non era da bagnare, con schiuma che ha schiumato tutt’altra persona che era da schiumare e “dio can” gridati li a stare, dopo tutto ciò, e dopo e soprattutto i primi 3 apritivi della giornata, si giunge finalmente “all’otto” locale designato per festeggiare il neo dottore Spillo. Ripromesso di non bere troppo e di non far altrettanto tardi festeggio moderatamente, mentre attorno a me la fattanza avanza gogliardicamente. Fortuna volle che a mezzanotte la cara municipale pesarese abbia smorzato il norstro festeggiare rimandandoci tutti a casa. A casa dove io ero diretto per dormire. E così un cicchetto di vodka, uno du rum, un po di vino, una partita alla playstation e si fdanno le quattro tra un urlo ed una risata. Decido di coricarmi nel mio materasso confiabile, affinchè l’indomani mattina sia ben riposato. Crollo nelle mie – anzi di Francone – stanza come un pupo nella culla. Eppure chi se lo sarebbe mai immaginato?! Addormentarmi così velocemente nonostante tutto!

Ovviamente il sonno è durato poco, perchè l’allegria dei mei compari ha deciso che per me la svegla suonasse decisamente prima, ossia mezz’ora dopo che avevo finalmente riconcigliato il rapporto con Morfeo. E allora dinuovo occhi aperti schiena dritta e gastema in bocca ri-pronto a fetseggiare. Festeggiare? Tutti erano ormai nei propri letti a riposare, ed io invece ormai desto e risvegliato anche dal cinguettio dei simpatici volatili vicini di casa. Sonno passato al sottoscritto ed invece sopraggiunto ai festeggianti passo un’oretta abbonadante nel letto a rivoltarmi, finchè, finalmente, ed era ora…aahh – sarebbe uno sbadiglio – chiudo gli occhi e tutt’a un tratto suna la sveglia!

In piedi, mi reco in doccia dove l’acqua fredda volente o no, mi da la carica giusta per iniziare un’impegnativa giornata. Mi agghindo con tanto di cravatta e bretella, vado a prendere i pasticcini con mio padre ed un bel caffettone e via in facoltà. Pian piano giungono tutti – mi piacerebbe dire dal commissario al sacrestano alla de andrè – dalla mamma, all’amica, al coinquilino. Tutti. Persino i famosi festeggianti notturni, ma non tutti, i monachelli rimangono a nanna come i bimbi. E allora inizaino i domandoni e le sigarettone. “Ma come ti senti?” “Agitato?” e così via. A dire il vero l’unica parte di me ad esserlo eda l’intestino, che non aveva ancora evacquato. Finalemnte attorno alle 10 e mezza giunge il mio turno. Mi siedo, mi sfilo il gilet ed attacco a parlare senza respiro fintanto che il prof non mi ferma. Tempo 10 minuti sono alla Cira a festeggiare dapprima con lo spumante poi con la peroni ed infine con il mojito la mia discussione di laurea appena terminata.

Da questo momeno in poi i ricordi cominciano ad essere più annebbiati. Ricordo la proclamazione, mi pare un 97. I confetti con la pergamena, scopertisi successivamente una spilla, qualche foto, una corda ed un palo. Mi ricordo, ma magari mi sbaglio, legato al palo, in slip, sotto una sassaiola di schiuma, spumante, farina, uova, pomodori e bersino vernice. Un bel pastrocchio direbbe qualcuno. A riguardo ringrazio i miei compagni che si sono ingegnati in tal modo, specie quelli che devono ancora lauerarsi, che conosceranno, spero per loro, sicuramente il Principio di Archimede.

Detto e fatto ciò via con i festeggiamenti profusi da una casa ad un ristorante, ad un bar, ad un bagno, ad un…non posso ricordare tutto.

Ciò che ricordo, nitidamente, è il più bel regalo che abbia avuto nel celebrare il mio ingresso nel mondo dei disoccupati: non dimenticherò di aver passato una settimana bellissima a stretto contatto con la mia seconda famiglia. Il regalo più bello che potevo ricevere, stare sempre a contatto, ridere assieme, giocare, incazzarsi, ma stare insieme.

I ringraziamenti vanno anche a chi non c’era ovviamente!

Grazie!

Annunci