La nuova forza lavoro di Red Bull

In una di quelle sere in cui un po’ ciucco incontri gente che non vedi da anni capita di ritrovare un ex compagno del basket che diventa immediatamente un collega. Lui infatti studia marketing, io comunicazione pubblicitaria. C’è un filo conduttore tra le due cose. L’interesse a nuove forme di comunicazione e di vendita, ma sopratutto la bella scoperta del societing e del marketing mediterraneo.

Nella chiacchierata accompagnata da gran sorsi di jin Tonic spunta un argomento simpatico e da approfondire. Mi spiega il mio amico che con un collega/compagno di studi hanno collaborato con la Red Bull durante l’occupazione della facoltà di Scienze Politiche di Bari. Comincia così il suo racconto, che seguo attentamente.

Mi spiega dell’esistenza di una figura, a me nuova, nel rapporto azienda-consumatore. Lo Student Brand Manager. Si tratta di una persona che si pone come tramite tra la marca e l’acquirente, in incognito. Il soggetto è uno studente ingagiato dalla Red Bull, che conosce le dinamiche all’interno dell’ambiente di riferimento, che gode di fiducia, che è ben inserito nel sistema preso in esame. Lo Student Brand Manager attecchisce perfettamente nell’ottica di una sempre maggiore personalizzazione e “familiarizzazione” della marca e del rapporto con i propri clienti. Il passaggio è semplice. Dalle ragazze immagine che distribuiscono lattine e sorrisi – alle quali puntualmente si finisce per chiedere il numero di telefono – ad uno studente, compagno di studi, visto e stravisto nei corridoi e al bar che ha il compito di introdurre il brand nel sistema universitario.

Ora, torno al caso dell’occupazione di Scienze politiche. Mi raccontava, appunto, il mio amico che lui ed un suo compagno rappresentavano la figura dello Student Brand manger in questa occasione. Mediante un micro attacco di guerrilla contestualizzato con l’evento politico-universitario sono state piazzate in diversi punti dell’università lattine di Red Bull con uno sticker sul fronte.

“La lotta è dura. Ricaricati!”

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Questa azione di micromarketing è stata concepita dai ragazzi presi dall’occupazione, dai dibattiti e dalle attività connesse a questo evento non come un’intrusione di una marca in un contesto delicato, bensì come un’iniziativa di alcuni compagni per “ricaricare” le batterie durante l’estenuante attività.

Ci si trova difronte ad una delle iniziative del nuovo marketing che si propone di abbandonare la strategia militare ed i termini “colpire il target” e “invadere un segmento” a favore di un approccio orizzontale, paritario che attribuisce alla marca un’mmagine di brand amico che ti è accanto nei momenti difficili.

Le marche si evolvono al pari della società. E questo è un esempio di come i brand stiano pian piano scendendo dai piedistalli e abbandonando la comunicazione top-down a favore dell’orizzonatalità e della co-creazione di valore e persino prodotti.

Come concludere un post del genere?

Dicendo bravi a questi due compagni!

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