Quando un’espulsione vale più di un assist

Milo è un ragazzone, ventiduenne, che da sempre è stato innamorato del gioco del calcio. Per un motivo o per un altro non ha mai, però, giocato dedicando mente e corpo a questo sport. Quando era un ragazzino mentiva al mister dicendo che non poteva fare la preparazione estiva a causa di un lungo viaggio con i genitori. Invece era sempre lì, nella sua spiaggia preferita, con i suoi amici a prendere il sole e a ridere.

Quest’anno Milo ha deciso di riprendere la carriera da calciatore, la carriera da attaccante, la carriera da “bomber”!

Ad agosto ha cominciato la preparazione che mai, in 16 anni di calcio, ha fatto. Corsa, salti, partitelle, esercizi, schemi, corsa, tanta corsa e finisce la preparazione. Orgoglioso di questa sua prima preparazione atletica, Milo è carico. Il campionato è alle porte e lui ha voglia di far gol, come ha sempre fatto, sin da bambino quando lo indicavano come un ragazzino talentuoso.

Milo però non è il titolare del mister nè per le amichevoli, nè, tanto meno, per il campionato. Allora Milo si continua ad allenare duramente, corre anche quando non ce ne bisogno, prova sempre a mettersi in mostra durante gli allenamenti.

Arrivano così i primi 10 minuti di partita durante un match di coppa. Milo gioca bene, non incide, ma si muove bene. Non è mai facile entrare nel ritmo di partita quando si perde già per tre a zero e negli ultimi minuti. Milo non demorde certo e la successiva partita di campionato si guadagna altri 10 minuti di gioco del secondo tempo.

Così per quattro partite conclude il secondo tempo con i compagni in campo districandosi tra dribling, colpi di testa, passaggi e tiri.

Il 22 Dicembre Milo ha una grossa possibilità. Il mister lo chiama mentre si incamminano negli spogliatoi a fine primo tempo e gli dice “tu rimani fuori. Scaldati!”. Lo stupore, come anche la gioia, si tatuano sul volto di Milo che comincia a correre su e giù per il campo, suda, salta, palleggia, corre, flessioni, stratching e pensa.

“Sono carico. Porco Dio sono carico. Ora entro e facciamo gol, ora segno. Ora gli facciamo il culo. Sono carico, carichissimo”

Tocca a lui battere il calcio d’inizio. Passaggio dietro e scatto fulmineo e muscolare verso la porta avversaria. Gli arriva un pallone sulla trequarti da sinistra. Stop e apertura sulla destra, dove il suo compagno, il terzo del tridente, tira una fucilata e inchioda la palla sotto il sette. Assist dopo neanche due minuti. Vantaggio contro la seconda in classifica e primo gol dopo tre partite. Ci si urla “Dai che gli facciamo il culo! Dai ragazzi carichi cazzo! Oh andiamo, belli aggressivi!”.


Milo non se le fa ripetere due volte queste affermazioni. L’attaccante avversario batte il calcio d’inizio dando il pallone indietro. Milo corre, corre, corre verso l’avversario che vedendoselo arrivare addosso come un treno, carico come un toro, passa il pallone altrove. Milo si disinteressa completamente della palla è si butta in scivolata sul giocatore senza alcun motivo.

Nella sua testa rimbombavano ancora le urla di incoraggiamento “dai facciamogli il culo, dai ragazzi carichi!”, mentre davanti alla sua testa l’arbitro sventola il cartellino rosso. Dopo neanche cinque minuti finisce la sua partita! La partita nella quale il mister aveva riposto fiducia. La partita nella quale Milo ha messo a segno il primo assist. La partita della prima espulsione.

Milo s’incammina verso gli spogliatoi urlando, bestemmiando e deridendo gli avversari. In campo scattavano spintoni e insulti. L’arbitro circondato dai calciatori cerca di far riprendere il gioco, mentre Milo scompare definitivamente negli spogliatoi.

Ora Milo è giu nello spogliatoio che scalcia tutto. Un calcio al borsone, uno alla porta, uno all’armadietto, e uno a se stesso – moralmente ovviamente. E’ davvero incazzato nero! Per lui non era un fallo da espulsione. Per lui al massimo poteva essere considerato da ammonizione, ma non per l’arbitro. Si mette le mani tra i capelli e capisce di aver bruciato una grossa chance, il mister gli ridarà fiducia? Tutto sommato i 5 minuti sono stati fruttuosi, ha messo a segno l’assist del vantaggio, ma ha lasciato la squadra in dieci. Tutto per quel fallo. Le urlo lo avevano caricato tanto, troppo forse!

Milo è sotto la doccia atterrito. Si toglie il sapone dagli occhi, infila le ciabatte e fila dritto fino alla panchina dove ci sono i pantaloni e la maglietta. Si infila gli slip e in quel momento sente i tacchetti delle scarpe che rientrano nel corridoio e puntano verso lo spogliatoio. Non sente fiatare nessuno. E pensa “Abbiam perso sicuro, ecco perchè sono tutti zitti”.

Il primo dei ragazzi che compare dalla porta metallica verniciata di rosso ha la maglia sporca da una grossa chiazza rossa sul petto ed il naso gonfio e livido. Il secondo compagno si stringe nella mano sinsitra il pugno destro. Entrano tutti e Milo immediatamente chiede “Beh? Che è successo? Com’è finita?”.

Milo s’incammina verso gli spogliatoi urlando, bestemmiando e deridendo gli avversari. In campo scattavano spintoni e insulti. L’arbitro circondato dai calciatori cerca di far riprendere il gioco, mentre Milo scompare definitivamente negli spogliatoi.

Il ragazzo colpito duramente da Milo si rialza ancora dolorante e punta il terzo degli attaccanti, quello di destra, quello che ha segnato, e gli molla un altro destro proprio sul muso. L’attaccante va lungo per terra. Intanto l’arbitro è rincorso da il capitano della squadra avversaria. Il difensore centrale compagno di Milo, un ragazzone di quasi due metri cerca di far da pacere in un gruppetto a centro campo. Uno dei panchinari accorsi in campo dopo l’espulsione di Milo comincia a menarsi con l’allenatore di Milo che cercava di separare due giovani calciatori. I guardalinee inseguono l’arbitro che a sua volta è ancora inseguito da uno dei calciatori. C’è chi cerca di dividere e chi cerca di menare a più non posso. Uno dei compagni di Milo tira un diretto sul grugno di un avversario spaccandosi le nocche della mano destra e forse anche qualche ossicino. Le magliette si tingono di rosso molto facilmente finchè non si riescono a riappacificare gli animi con l’intervento di 6 poliziotti e due finanzieri. Tra urla, insulti e calci l’incontro di pugilato viene domatoe e l’arbitro senza pensarci su due volte dichiara conclusa la partita.

Il primo dei ragazzi che compare dalla porta metallica verniciata di rosso ha la maglia sporca da una grossa chiazza rossa sul petto ed il naso gonfio e livido. Il secondo compagno si stringe nella mano sinsitra il pugno destro. Entrano tutti e Milo immediatamente chiede “Beh? Che è successo? Com’è finita?”.

Il compagno, difensore centrale di circa due metri lo guarda un po’ indolensito e gli risponde accennando un sorriso. “Abbiamo vinto tre a zero, l’arbitro ci ha concesso la vittoria a tavolino. Dopo il tuo fallo è successo il delirio in campo. Dagli insulti si è passati alle mani, ai calci, a non badare quasi più di chq squadra fossi, l’importante era menare”.

Milo sbianca e non se ne capacita, sarà passata mezz’ora e più cda quando è stato espulso. Per mezz’ora si sono dati legnate e lui non si è accorto di niente?

Gli si avvicina il Mister e gli dice “Quasi che la tua espulsione oggi sia stata più determinate dell’assist. Bravo!” e scoppia a ridere seguito dagli altri compagni, che seppur acciaccati cominciano a far festa.

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