Il bracciolo. Alla conquista della terra di mezzo.

In treno o al cinema, in aereo o in autobus una dura battaglia ci si propone puntualmente.

Fondamentale in questo scontro è la velocità, la scaltrezza e la resistenza. Bisogna essere dapprima acqua e immediatamente dopo roccia.

Parlo – scrivo – della conquista di quella terra di mezzo chiamata bracciolo. Quel luogo nel mezzo di due spazi, di due territori – il mio e il tuo – che come un confine delimita l’inizio e la fine dell’uno e dell’altro.

Non si capisce mai chi ne abbia davvero diritto, chi ne possa reclamare la proprietà. Così inizia questa battaglia in cui l’ingegno s’ingegna.

Le tecniche sono diverse, come diverse sono le fazioni che si scontrano in questa guerra giocata sul sempre caldo confine delle poltrone. Io sono il tipo che tendenzialmente prova a far sì che entrambi – io e tu – possiamo coinvivere in questo confine. Provo con il “un po’ io e un po’ tu” ad intervalli di tempo. Oppure con il “cerchiamo di dividercelo in qualche maniera” del tipo “io occupo la parte di dietro e tu quella davanti”.

Spesso, però, questo approccio molto “mettete dei fiori nei vostri cannoni” non funziona perchè dall’altra parte della barricata c’è chi i cannoni non se li fa. Allora subentra rapida e caparbia la tecnica karateka del “sii acqua e roccia nello stesso momento”. Al primo cenno di cedimento dello sbadato occupante del bracciolo, distrattamente faccio scivolare come fosse acqua versata in un canale con forza, ma agile e inarrestabile, il mio gomito sullo spazio lasciatomi. Da quel momento in poi bisogna diventare roccia, immobile e caparbia, impassibile agli agenti atmosferici. La metamorfosi non è però così facile perchè nel preciso istante in cui l’opponente sedente al tuo fianco si capacita della sconfitta e della perdita del confine, assume un atteggiamento aggressivo tale di chi vuole riconquistare ciò che è suo perchè accaparatoselo prima.

Conuistata la terra di mezzo, quella che è di nessuno e di tutti nello stesso tempo, bisogna stare allerta perchè è essenziale sapere che laddove si perda il confine, sarà difficile riconquistarlo. Così se ad esempio è il braccio sinistro il fronte di guerra bisogna ingegnarsi a far tutto con il destro. Ad esempio, il cellulare è malcapitatamente nella tasca sinistra? Si diventa contorsionisti per recuperarlo dalla tasca che è sempre meno accessibile da seduti. Ti prude la coscia sinistra? Ci si gratta sempre con la mano destra. Ti scappa un qualsivoglia bisogno? Aspetti di arrivare a destinazione o che lo spettacolo finisca. Devi urgentemente recuperare qualcosa e di conseguenza alzarti? La battaglia viene sempre e comunque come prima cosa!

Di questi scontri la mia e la vostra vita ne è zeppa. Conquiste e battaglie combattute con la mente e con la forza, a costo della necrosi del braccio, fermo, lì, immobile che difende il confine.

Ma una soluzione a tutto ciò è possibile? Evitare cotanta violenza gratuita si può? Ma due braccioli no?

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