Riuassunto delle ultime puntate

…è da un po’ che non scrivo, che non mi faccio vivo, che non avete mie notizie. So altrettanto bene che non ve ne fotte più di tanto di ciò che faccio dalla mattina alla sera, al massimo vi iteressa –  o vi può interessare – qualche post sul giochino del mi piace o su sky e mediaset e le loro differenti pubblicità.

Premesso ciò vi riassumo le ultime puntate della mia vita.

L’ultimo post sul sopra\sottoscritto risale all’estate Bilbaina, quando con vassoio in mano mi aggiravo tra i tavolini del Restaurante Victor gastemando qualche vecchietta e il mio compagno di lavoro jilipoya. Questa esperienza sulla quale una bella X c’era stata marchiata sopra, come già scritto,  pensavo fosse finita, si è rivelata sfortunata fino alla fine. Fino al ritorno a casa.

Ryanair decise di avvisarmiun paio di giorni prima della partenza che quel giorno il mio bagaglio nella stiva non sarebbe stato imbarcato. Risultato. Anticipo la partenza all’inverosimile – ossia la mattina dopo – lasciando lavoro e casa e preparando tutto durante quella notte.

Indomani mattina. Sveglia alle 4. Bilbao – Santander in autobus. Santander – aereoporto. Aereoporto – Roma Fiumicino. Roma Fiumicino – Roma Termini. Roma Termini – Pesaro in treno. Io ben spiaggiato sulla poltrona del Euro Star, godendomi la rosa Gazzetta dello Sport, favorisco il biglietto alla controllora che guardandolo mi scoppia a ridere in faccia. Senza sapere neanche il perchè la imploro di non farmi la multa.

Risposta. No, no la multa non te la faccio, tranquillo – difatti mi tranquillizzo – ma questo treno non è diretto a Pesaro – PANICO – ma a Napoli!

Ripresa conoscenza giust’appunto alla stazione di Napoli, affondato dalla stanchezza, dai bagagli e dalla non voglia di fare nuovi biglietti del treno cerco il primo treno disponibile per tornare a Roma, pernottare dai miei nonni e l’indomani ripartire alla volta di pesaro. Il tutto sarebbe stato possibile se alle nove e mezza di sera, nei pressi di Latina, un lampo non avesse spaventato tutti i passeggeri ed il treno non si fosse fermato nel bel mezzo della campagna, la buia campagna, proprio lì dove il nulla imperava!

Nelle quattro ore trascorse lì dove il nulla imperava mi sono improvvisato interprete e traduttore per dei cinesi che chiedevano spiegazioni tipo: ma questo è normale in Italia? Risposte scontate apparte finalmente il giorno dopo ho raggiunto Pesaro con le palle ancora fumanti.

Da Pesaro a Bitritto per tornare a vivere a casa, con mamma e i miei cinque animali, dopo che per tre anni, la casa in via brigata pinerolo, era diventata sede di villeggiatura in alcuni periodi del anno per non più di una settimana. Passa così un mese in cui vani sono i tentativi di studiare, in cui ancor più vani sono quelli di non mangiare in un pasto quello che, fino ad un paio di settimane prima, mangiavo in tre giorni. Pranzo da nonna, da zio, da Rosa, da Paola, da Michele. Pranzo, ceno, merendo, faccio lo spuntino, faccio il Brunch e persino l’aperitivo. Mi inquarto e prendo le sembianze di un manzo argentino, che però sorseggia Peroni barese e ascolta i Suoni Mudù!

Chilogrammi in più accantonati, fondamentalmente pianifico un passo importante per la mia vita. Trasferirsi a Brighton con la mia Lei – che, tra parentesi, è bellissima (anche fuori dalle parentesi) – per imparare l’inglese, scrivere la tesi, lavoricchiare, mettere le basi per un’eventuale specialistica e chi più ne ha più ne metta facendo attenzione a dove.

Si parte alla volta di Londra io e Lei, ospitati dai meie amici Paolo ed Angelo, per essere pendolari dalla metropoli alla Rimini inglese fintanto che un tetto non ripari le nostre capocce dalla battente pioggia inglese.

Prenotare i biglietti su Southernrailway, prendere la metro da Bethnal Green direzione Green Park. Stop. Prendere la metro? Sono le otto di mattina! Prendere la metro, entrarci, sembra essere impossibile. File di persone mute equipaggiati da iPod e libro, ordinatissime, come automi aspettano il loro turno, lanciandosi non appena le porte si aprono, fottendosene dei vari mind the gap e mind the door. Un vero e proprio assalto ai 10 cm quadrati liberi nello stra-affollato vagone. Tutti schiacciati, compressi, inscatolati, ma con ordine. Nessuno caccia una parola, c’è gente che dorme in piedi, retto dai cinque che lo circondano – magari è svenuto. Tutto ciò ci sembra alieno.

Aspettiamo il settimo treno che passa e finalmente troviamo spazio anche noi il quella scatoletta di sardine dove ogniuno, conquistati i suoi dieci centimetri quadri, li difende strenuamente facendosi roccia. Manca il respiro, ascolti la musica del tuo occasionale vicino, dai una letta al giornale dell’altro vicino e conti le fermate rimanenti a Green Park.

Venti minuti dopo veniamo catapultati fuori dal vagone finalmente a Green Park dove dobbiamo prendere la Victoria Line in direzione Victoria appunto, dove il nostro treno è in procinto di partire ormai. Entriamo nell’altra scatoletta – questa volta azzurra – e aspettiamo che le porte si chiudino. Aspettiamo. Aspettiamo. Una voce incomprensibile – per me e Lei che l’inglese ancora lo mastichiamo poco – furfuglia qualcosa e tutti escono scappando dal vagone. Un guasto. Tocca aspettare ancora e poi ancora che arrivi l’altro treno.

Dopo altri vitali quindici minuti arriviamo finalmente a Victoria Station, dove l’imprevisto è lì agguattato pronto ad attaccarci. La macchinetta stampa biglietti non riconosce la mia carta di credito – quella della prenotazione – e non mi vuole stampare sti benedetti tickets. In tutto ciò il treno aveva anche ormai lasciato la stazione. Senza tirarla troppo per le lunghe, nel momento in cui tutto sembrava andare storto ecco l’intervento magico, come nelle migliori favole. Un energumeno incappottato dal quale si intravedeva una faccia ci ha preso sotto braccio e portato a destra e a manca nella stazione aiutandoci il più che poteva. In dieci minuti ha fatto il miracolo. I nostri biglietti da non rimborsabili sono diventati rimborsabili e la mia carta da non essere riconosciuta lo diventa. Ci accompagna in fine sul treno augurandoci buon viaggio.

Arrivati a Brighton, il nostro primo giorno di ricerca casa si rivela un mezzo fallimento. No couples, Avaible in december, we need garantors, troppo costosa, troppo mal ridotta, troppo in culo al mondo, troppi coinquilini… Torniamo coda tra le gambe a Londra pronti a ricominciare la nostra ricerca.

Il nostro andi e rivieni, telefona qui e li, guarda questa e quest’altra si è protratto per 2 settimane e mezzo. Troppo! Così nelle nostre testoline sono cominciate a balenare alternative più e meno gradite che hanno maturato una decisione. Torniamo in Italia e riproviamoci a gennaio.

Ebbene si, ci siamo dovuti piegare alla volontà del fato.

Ma non tutti i mali vengon per nuocere. Ok, abbiamo speso tempo, e denaro quasi per niente. Si, è vero abbiamo fatto un po l’orecchio all’inglese, abbiamo conosciuto gente e visitato nuove città e nuove trade, bevuto nuove birre e sentito nuove musiche, ma tutto ciò non ripaga il nostro sforzo. E forse anche la nostra amarezza. Ma quel poco che ho capito dai miei ventidue anni di esperienza è che tutto serve, specie le cose negative. A gennaio quando si tornerà in terra inglese, insieme, arriveremo li più carichi e ben addestrati a cosa significa cercare in due una camera, più liberi da pensieri come tesi, soldi e scazzi. Giungeremo li e noi ci divoreremo Londra!

Ma non era Brighton?

No, ora è Londra!

p.s. e se mi venisse in mente dopo essermi laureato di dedicarmi alla cucina?

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