Margarita e il suo ulivo

Margarita nacque con il sorriso sulle labbra. Quello stesso giorno nacque una pianta d’ulivo che crebbe subito rigogliosa come le grandi labbra della bambina. Fu suo zio Antonie, fratello della madre Anne, a piantare quel alberello nel terreno vicino il suo ammasso di legni e mattoni in campagna dove fumava le sue sole sigarette in compagnia degli rumori degli insetti.

Anne, la madre di Margarita, era una bella poco più che ragazza che con i suoi occhi aveva fatto perdere la testa a Iquer che ancora la cercava distratto dopo la nascita di sua figlia.

Sua figlia, Margarita era sempre stata bellissima, se n’erano sempre accorti tutti, qualcuno, pochi, avevano esplorato in particolar modo le sue bellezze e le sue bravure finendo quasi sempre per guardare con minuziosa attenzione per terra alla ricerca di una testa decapitata dal fascino di una donna come il padre Iquer e tanti altri uomini.

Antoine qualche giorno dopo la sua nascita portò Margarita lì, dove aveva piantato la piccolissima pianticella di ulivo per la prima volta come avrebbe fatto sempre.

L’ulivo più gli anni scorrevano più diventava grande, e mentre quella che era una pianticella diventava albero, Margarita diventava ragazza e poi donna. In questi vent’anni, e poco più, aveva mangiato i panini della nonna Bernardette quando andava con lo zio in campagna, aveva ballatoci intorno da bambina imitando le ballerine di danza classica, ci aveva trascorso la notte con degli amici a sedici anni col fuoco, il vino e la marjiuana e tanti sorrisi e aveva portato a vederlo persino uno dei suoi ragazzi per spiegargli l’importanza che aveva per lei, con il quale alla fine si erano scambiati calde effusioni sotto il sole bollente del mezzogiorno estivo.

L’ulivo per Margarita era un compagno di giochi, non una semplice pianta in una campagna fiorita e rigogliosa. Era un punto saldo della sua vita, non si sarebbe mai mosso da la, per il bene che le voleva e perchè gli era tuttavia difficile camminare. Margarita non l’avrebbe mai abbandonato, e così ha fatto!

Chissà se porterà mai qualcun’altro a vederlo, col suo sorriso, col suo corpo seducente, con la sua voce che è musica! chissà!


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