Dennis Gabor e gli ologrammi

Potresti affacciarti alla finestra e vedere nel giardino di casa tua un velociraptor che urina sul tuo roseto.

Tra le nuove, o meglio i nuovi utilizzi, di alcune tecnologie compare in maniera decisivamente forte negli ultimi hanni la voglia di utilizzare in diversi campi gli ologrammi.

Li si può definire in parole povere fotografie 3D – famoce a capì – ottenute mediande un laser che fotografa l’oggetto desiderato e poi viene riprodotto in una, appunto fotografia 3D.

Spegnerebbe oggi la candeliana numero centodieci il padre di una così innovativa tecnologia. Dennis Gabor, premio nobel negli anni quaranta, dovette apettare ben vent’anni per veder realizzato il suo progetto. Un ologramma.  Quando all’inizio propose la teoria, gli ologrammi non potevano essere costruiti, bisognò aspettare l’invenzione del laser.

L’utilizzo di questa tecnologia è ancora di pochi. Ma non pochi credono che gli ologrammi potranno a breve costituire un nuovo livello per media – immaginatevi una tv che proietta ologrammi – o anche, purtoppo nell’ambito militare. Al momento alcuni artisti si cimentano in questa fotografia 3D, ma ancora pochi ne sono gli utilizzi nel mondo comune.

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