La guerrilla casalinga

Firmata 10 minuti fa la tragua, per il 20 Maggio è tutto.

Si è svolta oggi la prima giornata di guerrilla casalinga. Protagonisti: io e il mio coinquilino Bobo. Tutto è partito con i soliti gavettoni inizialmente contro l’altro coinquilino poi puntati verso noi due. Palloncini pieni d’acqua nascosti per sorprendere il nemico quando meno se l’aspetta, bottiglie d’acqua pronte a scagliarsi contro il coinquilino nemico, buste d’acqua che volano da un piano all’altro. Questa la prima fase.

La seconda è stata più aggressiva. Bobo, barricatosi in terrazzo, bloccato la porta con tavoli e sedie era pronto a scagliarmi contro gli ultimi gavettoni. Io dall’altro lato della porta ero munito di bottiglie agguerrite quanto me.

Morale. Bobo segregato in terrazzo per un paio d’ore schizzato duro che urlava e si beccava acqua su acqua. Galeotto fu il chiavistello dalla parte interna della porta che mi ha molto aiutato nella mia missione.

La terza fase, dopo che chissà come Bobo si è liberato dalla sua prigionia, e stata la reclusione del mio pazzo coinquilino in casa. Io fuori dalla porta, sul pianerottolo. Meno male le inquiline del piano di sopra. Dopo averlo impaurito sostenenso che tra le mie competenze rientrava lo scasso è cominciata l’operazione stile swat.

Stacco la corrente ed esamino il perimetro per individuare una finestra aperta dalla quale cercare di entrare – il furbastro le aveva già chiuse tutte. Capisco che non c’è soluzione per rientrare. Comincia il bluff.

Io: dai fammi entrare, la finiamo qua.

Bobo: no, voglio una lettera in cui richiedi la pace ed ammetti di essere sconfitto!

Io: non esiste!

E qua comincia lo scervellrsi su come fotterlo!

Dopo numerosi tentativi di trarlo in inganno finalmente commette un errore. Senza che io me ne accorga – ero in terrazzo a prendere il sole sull’amaca mentre lui sorvegliava la porta – permette alla sua consorte, prendendo le dovute precauzioni, di entrare in casa. Casa mia!

Ovviamente e ribadisco ovviamente questo tassello del puzzle per fotterlo non mi sfugge.

Mi apposto, quindi, davanti alla porta poggiandomi leggiadramente pronto ad intervenire laddove aprisse per fare uscire la ragazza. Poi la piccolezza che cambia tutto. Una telefonata.

Telefono: Apri?

Bobo: Suona il citofono!

Telefono: é da un’ora che lo faccio!

Bobo: Ah, già la corrente. Dai aspetta ora scendo e apro.

GRAVE ERRORE!

Appena lo scricchiolio della maniglia viene percepito dalle mie orecchie scatto! Una dura battaglia di muscoli con nel mezzo la porta e l’uscio, terreno da conquistare. Ovviamente vinta dal sottoscritto.

Risultato: ho riconquistato la casa!

Bobo cosa volevi? una lettera?

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