La febbre del gioco

Erano gli ultimi mesi del 2008 – se non ricordo male – quando nel nostro paese qualcosa è cambiato, in maniera notevole. Tra le varie liberalizzazioni concesse dal governo compariva anche la “liberalizzazione” – o legalizzazione – del gioco d’azzardo controllato dallo Stato. Da qui il via ai vari poker online dei quali 4 milioni di Italiani sono ormai giocatori abituali.

Assieme a questo, importante è stata la nascita delle varie poker room e dei siti specializzati in scommesse e giochi di diverso tipo volti al vincere denaro nella maniera più rapida possibile.

Di conseguenza i media hanno riprodotto questo messaggio, questo nuovo messaggio, in differenti modi e attraverso diverse strade. Parlo delle trasmissioni sul poker – per fortuna ancora in terza serata – le varie pubblicità – oserei ingannevoli – e il tam tam di questo fenomeno in rete.

Ovviamente questo ha portato ad un incremento notevole dei giocatori di diversi giochi sia online che fisicamente nei vari tabacchini, centri scommesse e bar – con le slot ormai ovunque – e nelle case dove spesso sempre più spesso si organizzano tornei ti Texas hold’em – spesso solo per passare una serata diversa tra amici, altrettanto spesso non con questo intento.

Era ovvio, la società e i media si riproducono a vicenda – almeno questo è quello che ho studiato e a quanto pare è vero – e così questo fenomeno emergente si è sviluppato a macchia d’olio in tutto lo stivale andando a colpire a prescindere da classe sociale, età e genere. Una vera e propria esplosione di “sete di denaro facile” che in un contesto di crisi economica e di valori ha attecchito perfettamente, sospinta appunto dal grosso lavoro dei media ed in particolare della televisione.

Parallelo a questo incremento dei giocatori è stato lo sviluppo di piattaforme online e “punti di gioco” – anch’essi in evoluzione non solo per numero, ma anche a livello strutturale. Tutti i paesi anche i più piccoli, come il mio che non arriva a 10.000 abitanti, hanno i propri Punto SNAI, Sisal Point, etc. etc. Molti dei computer possiedono, anche se inutilizzato, qualche software di gioco che per sbaglio, curiosità, o perchè semplicemente gratuito è stato scaricato dai naviganti.

Risulato: la febbre del gioco.

Un virus al quale antidoto non è stato trovato, e non si troverà, inquanto antropologicamente e culturalmente insito in noi.

Questa “febbre” io, ma non di mia invenzione, la chiamo PUNGERSI, con richiamo alle punture\siringhe di eroina che creano dipendenza e piacere solo nel momento in cui la sostanza entra in vena – quando si è seduti al tavolo, o davanti alla slot, o alla vetrina del punto snai.

Da pungersi deriva di conseguenza il PUNGI PUNGI ossia l’attitudine al gioco, termine che anche nella mia comitiva ha preso il sopravvento – e anche il fatto che si creino nuove terminologie rende l’emergenza del fenomeno.

Come scritto precedentemente cercherò di studiare questo nuovo fenomeno, di darmi e darvi risposte a riguardo.

Come primo passo oggi ho introdotto il fenomeno, ne ho parlato in grandi linee, e vi ho mostrato come spesso chiamerò tale, con un po di sdrammatizzazione o drammatizzazione a seconda di come mi girerà.

Io credo che sia qualcosa d’importante quello che sta accadendo attorno a noi, forse qualcuno non se ne accorto completamente. Il pungi pungi può diventare una nuova piaga sociale come fu proprio l’eroina negli anni ottanta. Ora è presto per capirne e percepirne la pericolosità, perchè ancora nessuno o pochi si sono “inguaiati” nelle poker room, lasciando magari la famiglia sul lastrico. Ancora non è successo, ma sono certo che accadrà.

Ci è stato dato nelle mani un potente mezzo di divertimento e svago – nell’ottica del consumismo ovviamente – e noi come al solito lo stiamo trasformano in una malattia dilagante in una patologia – e già se ne parla tanto in rete – congenita che colpisce davvero chiunque.

Chiudo con una domanda rivolata a voi, naviganti. Secondo voi chi ha vinto tra i gialli e i blu questa partita del celeberrimo spot del gratta e vinci?

Ah, dimenticavo, onde evitare chissà quale polemica inutile o critica, premetto sin da subito che anche io sono affetto da questo virus.

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