In vino studeo

Con un po’ tanto ritardo, come tutto nella mia disordinata vita, arriva il post per le conclusioni di “Pigghiat na cos da bev…“.

Era l’otto di Gennaio, quando mi sono ripromesso di non avvicinarmi a qualsivoglia sostanza alcolica per cinque giorni, fino al docìdici, per prepararmi ad un esame, uno di quelli tosti, uno di quelli per i quali si studia. Tale sforzo sovraumano ha portato dei buoni, succulenti frutti – non parlo di lime ed arancia per Mojito e Negroni. Nelle centoventi ore trascorse dalla stesura del post, al mezzogiorno del dodici, segregato in camera in rigoroso e religioso silenzio, tra fotocopie, appunti e libro, ho mantenuto fede alla mia parola.

Oddio, non esattamente! Ma per il duro lavoro mentale fatto nei cinque giorni di full immertion credo che mi fosse concesso, specie quando ho avvertito friggere il cervello, tra irritazioni, perturbazioni, autopoiesi e sovrastrutture.

La sera prima dell’esame, mi sono concesso un semplice bicchiere di vino rosso, bello campagnolo, riempito con succhio nella bottiglia della fanta.

Risultato esame passato, con un più che buon voto.

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