Dalla Cira…

All’inizio, per tutti noi era sinonimo di colazione, snak, pranzo-al-volo (non-ci-vedo-più-dalla-fame). Caffè, corstate, cornetti, bomboloni, pizzette rosse, bianche, quadrate e tonde con uovo e mayonese…insalate di tonno o con mozzarelline e pendolini, farro e ancora pasta.

Poi un giorno di Marzo se non ricordo male si festeggiò una laurea, la prima delle Sarde, credo. Un aperitivo, erano le 7 e poco più, giocava l’Italia, un’ amichevole con non so che squadra, a base di qualche invitante stuzzichino e tanto, tanto, tanto prosecco.

D: No, grazie non mi piace molto il prosecco.

A: Salute!

Un’oretta e poco più e finì tutto, non si poteva consumare li tutta la serata, in quel periodo c’era lo Charme il mercoledì con delle pseudo-serate univesitarie. Un’oretta e poco più e quella sera si chiuse bottega, pronti per l’indomani mattina di colazioni.

Qualche giorno dopo, nacque un rito, una di quella insane abitudini di cui nessuno di noi – universitari – ha potuto fare a meno!

Sarà per la bravura dei barman – ricordo la mia prima consumazione con annesso misunderstanding: un Jin Lemon, servitomi senza Lemon, con colui che stava dietro il bancone che mi disse di ripassare dopo per aggiungere il lemon e io che avevo capito tutt’altra cosa; morale della favola, buonissimo jin e ghiaccio – sarà per l’attenta selezione musicale a cura di Dj TE – sempre mi ha deliziato con brani come Mi piaccion le Sbarbine o Svalutation, per non parlare del gran finale di ogni notte, la mia buonanotte, Robin Hood and little John – sarà per lo zoccolo duro composto dagli universitari, e dal conseguente piacere di passare una serata all’insegna del divertimento, della musica e della cratività con coloro – specie per i fuorisede – che costituiscono la tua seconda famiglia, saranno stati i pochi metriquadri a disposizione – le prime volte era solo una saletta piccolina che comprendeva il bancone in cui si ballava, si mangiava e si beveva, talmente piccola che sembrava che ci fosse il tripudio di gente – saranno state tante altre cose, ma per due anni il Mercoledì è stato sacro, tanto importante da rinominare il Martedì e il Giovedì rispettivamente il giorno prima e dopo del Mercoledì.

A suon di locandine, passando da La capa Cira per L’aperitivo d’amare fino a Facce da Cira, sono cambiate tante cose. Prima l’apertura di un’altra saletta, poi l’apertura verso la spiaggia e il mare – vera e propria rivelazione – infine il secondo bancone. Al caro Dj TE ne sono stati affiancati altri – da quelli che esaudivano le mie richieste a quelli che nonostante chiedessi per 400 volte una cazzo di canzone fino alla fine mi lasciavano orecchie asciutte – a questi poi si sono preceduti diversi gruppi – di cui difficilemnte mi scorderò di uno di questi, The Banshee.

E ancora, dall’aperitivo ore otto e trenta si è passato al post cena ore undici e trenta. Dal Jin Lemon si è passati per Tequila, Vodka, Montenegro, Mojito – quanti quella sera con la A sopracitata – fino ad arrivare ai tempi del Negroni e del Negrosky, senza dimenticarsi le varie sperimentazioni quali il Lavezzi e il Materazzi.

Ci sono passati Paolo, Dario, Stefania, Rossana, Roberto, Diego, Cristiano, Federico, Emma, Riccardo, Simone, Giulia, Gianvito, Lorenzo, Alessandro, Alessio, Nicol, Teodoro, Peppe, Nicoletta, Chiara, Marco, Rosanna, Ludovica, Gabriele, Raffaele, Mirco, Francesco, Martina, Matteo…tutti ospiti nella cittadina di pesaro i quali, saggiamente, hanno assaporato il mercoledì pesarese con post-serata e post-umi annessi.

Con la cresta viola, con quella rossa, con il carone (o melone) con i capelli scombinati, col pizzetto, i baffi e la barba, vestito in blu o in rosso, colorato di tempera il primo maggio, rotolato nella sabbia, a petto nudo, tutto bagnato dopo aver fatto il bagno vestito, scalzo, dolorante dopo il calcio al vaso, alla ricerca di mille cose perse, alla ricerca di pesrsone, alla ricerca di ragazze, abbracciato, inboscato, steso, seduto, ballando o chiacchierando, dietro, avanti fuori e dentro – non sono allusioni sessuali – in ritardo, in anticipo, con la lingua verde, con i denti rossi, in compagnia o da solo, sulle panchine, sul bidone, sulle tribune, con il craffen caldo alle 8 di mattina dopo la notte bianca, al compleanno di Tizio e quello di Sempronio, alla laurea di Uno e Dell’altro, alla festa prima di partire, al concerto, ebbro, danzerino, lucido, felice, incazzato, assonnato, annoiato, carico, ho e abbiamo sempre goduto di quest’unico posto vicino ai notri gusti a Pesaro grazie allo sforzo di alcuni bravi uagnoni che hanno creato un’alternativa!

Stasera, stanotte è l’ultima serata dell’anno, l’ultima targata 09. Io ci sarò!

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