7000 caffè

Settemila caffè li ho già presi perchè…

ogni qualvolta io torno a casa tra mille parenti, amici e conoscenti le frasi che ridondano sempre più nella mia testa sono “ma fà nu cafè?!” o “u uè u cafè?!” (“Facciamo un caffè?!”) (“Vuoi il caffè?!”).

Io non sono mai stato un gran bevitore di caffè. L’effetto non è quasi mai quello desiderato anzi tutt’altro: anzichè svegliarmi mi rintontisce, comincio a sbadigliare, mi viene da stendermi e dormire. Poi brividi di freddo si alternano a vampate di calore. Non ho mai capito il perchè. Mentre altre volte l’effetto eccitante è eccessivo: comincio a tremare e mi sento pompare il cuore come se dovesse esplodere. Che questi effetti sembrino quelli di qualche droga lo so, ma il caffè mi devasta letteralmente. Immaginate dunque quando torno giù nel mio paese Bitritto non c’è occasione per non prendere un caffè. é una fissazione. Tutti propongono un caffè, non capisco perchè, ma soprattutto quanto ne bevano.

Descrivo ora una giornata tipo nel mio paesino quando torno.

Sveglia verso le 11. Mamma che appena sente la mia vocina rauca del risveglio mi propina il primo caffè, con annessa sigaretta e quarto d’ora nel bagno. 12 del mattino, sono pronto, esco a fare un giro in Vespa. Incontro Tizio, Caio e Sempronio. Ovviamente i miei cari tre amici – Sempronio è davvero molto simpatico – non possono che propormi all’urlo di “Daniè ma sci a fà nu caffè a o Living?” (“Daniele ti andrebbe di andare a prendere un caffè tutt’inseme al bar vicino la via per Bari il Living dove lavora la cameriera bona?”) il secondo caffè della giornata. Sigaretta annessa anche a questo caffè, chiacchiera, sbirciatina al sedere della cameriera che potrebbe evitare di mettere i “pantagezz” – non ho la più pallida idea di come si scriva – e via a pranzo da Nonna Anna. Tralasciando tutto quello che mangio da Nonna arriva il momento del terzo caffè, dell’ammazza caffè e perchè no di un altro caffè prima di andar via perchè zio si è alzato dal letargo e giustamente per svegliarsi ha bisogno del caffettino. Siamo dunque a quota quattro caffè e sono le 5 del pomeriggio. Esco da casa di nonna in preda a strane visioni mistiche causate da cibo, vino, caffè e vari digestivi. L’unica speranza è andare a casa e collassare un’oretta sul divano con telecomando in mano e bottiglia d’acqua accanto. Mi squilla invece il cellulare, è Genoveffa che mi invita a casa sua per salutare i genitori che non mi vedono da un paio di mesi. Arrivo a casa di Genoveffa alle ore 5 e mezza. Neanche il tempo di salutare che la fatidica frase – attenzione non domanda – esplode dalla bocca della mamma di Genoveffa “Nina fai il caffè a Daniele”. La mia risposta è repentina e scontata “No, grazie l’ho appena preso”. Sguardo fulminante da parte della mamma di Genoveffa e risposta alla quale è difficile controbattere “Vabbù uè sendì mo u fazzc u stess, c’u uè t’ù biv…pò vid tu!!!” (“Vabbè Daniele io comunque il caffè lo faccio lo stesso, se lo vuoi lo bevi, altrimenti sei libero di fare ciò che vuoi”). Ovviamente la facoltà di scelta non mi è concessa nel pratico. Dunque arrivano le tazzine di caffè portate da Genoveffa, avanzi dei dolci del pranzo e posacenere. Bevo dunque il quinto caffè, mangio un pezzo di torta alla ricotta e una pasta alla crema. Il mio stomaco fa strane torsioni su se stesso. Sono combattuto se sono stanco e infiacchito da tutto ciò che ho ingurgitato oppure sovraeccitato dai cinque caffè.

L’icubo sembra finito. Con Genoveffa passiamo a prendere Sempronio, Anna e Ludovico. Sono le sei e mezza del pomeriggio. Ludovico, ultimo ad entrare in macchina propone, senza neanche salutare “Uagnù io mo m so alzat, sciam o bbar” (“Ragazzi considerato che mi sono appena svegliato che ne dite di andare al bar?!”). In pochi secondi siamo al bar, la mia intenzione visto il mio stato confusionale è di non prendere certo un caffè, al massimo un Montenegro per digerire tutto quanto. Ludovico con un rapido gesto della mano destra in un istante ci conta e con vocina tipica di un muflone muschiato dice alla barista “Cinque caffè per cortesia”. Ecco il sesto caffè della giornata, seguito però dal Montenegro che almento mi rintontisce un po e non mi fa pensare che il mio stomaco sta per collassare.

Termina così la mia giornata tipo Bitrittese, non proseguo oltre perche dopo le 8 di sera è raro che ne prenda altri di caffè visto che alle 8 meno un quarto di solito mi ritrovo seduto sul water in preda a dolori intestinali allucinanti che prego che l’armadio che mi è accanto alto circa due metri decida di rompersi dopo vent’anni e che mi schiacci sotto il suo peso.

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